via dell’Acquedotto Alessandrino, 27 – Roma – Municipio V
Installazione del 10 gennaio 2023

ADOLFO BONFANTI
Nato 1907
Arrestato 17.4.1944
Assassinato 12.10.1944
BRISIGHELLA

Adolfo Bonfanti

Nido di Vespe

I giorni successivi all’armistizio dell’8 settembre 1943, il Comitato di Liberazione Nazionale costituitosi a Roma, suddivide la Città in otto zone differenti per coordinare al meglio la guerriglia contro l’occupante tedesco. I quartieri dell’odierno V Municipio del Comune di Roma – Pigneto, Tor Pignattara, Villa Certosa, Gordiani, Centocelle, Alessandrino, Quarticciolo e Quadraro – rientrano nell’allora VIII^ zona partigiana. Quest’area che fa parte del suburbio cittadino è delimitata e attraversata da tre strade consolari molto importanti, Via Prenestina, Via Casilina e via Tuscolana, su cui le formazioni partigiane compiono moltissime azioni militari notturne contro i convogli militari nazifascisti in transito verso i fronti di Cassino e di Anzio. Dopo l’occupazione tedesca di Roma, molti dei legami territoriali tipici di una vecchia quotidianità locale, si riconvertono in vere proprie maglie che contribuiscono a costituire l’articolata trama delle reti clandestine tipiche delle borgate ribelli come nel caso del Quadraro. A costituire questa sorta di DNA ribelle sono comunisti, socialisti, cattolici, liberali, militari del Fronte Clandestino, monarchici e Carabinieri della Banda Filippo Caruso. Infatti il comando tedesco di Roma si convince ben presto che il Quadraro è una delle fortezze della Resistenza romana, arrivando a definirlo “un nido di Vespe” e grazie al quale si può sparire. Il 10 aprile 1944, giorno di Pasquetta, tre giovani partigiani socialisti della borgata fra cui Giuseppe Albano, detto “il gobbo del Quarticciolo”, si trovano come molti altri avventori in un’osteria fuori porta sulla via Tuscolana attirando l’attenzione di tre soldati tedeschi che li vogliono arrestare. Il 17 aprile 1944, il tenente colonnello delle SS Herbert Kappler, fatto circondare interamente l’abitato del Quadraro, dà l’ordine di eseguire l’Operazione Balena, nome in codice “Unternehmen Walfisch”. Vengono rastrellati oltre 700 uomini di età compresa tra i 16 e i 60 anni e avviati inizialmente nel campo di transito di Fossoli, per poi essere definitivamente impiegati in Germania per il servizio di lavoro coatto. Tra loro c’è anche Adolfo Bonfanti. Adolfo Bonfanti, romano, classe 1907 lavora fin da giovane come macellaio e abita con la moglie Fernanda Giovannoni nel vicino borghetto in via dell’Acquedotto Alessandrino 27 (NDR. L’odierna via Fausto Pesci).
Nel febbraio 1943, all’età di trentasei anni, viene richiamato alle armi “per esigenze militari di carattere nazionale” e arruolato nel 22° Reggimento Artiglieria Contraerei a Palermo, da cui è congedato poco dopo.
La mattina del 17 aprile 1944, viene arrestato nella casa di famiglia in via dei Quintili, al Quadraro. Il 2 maggio 1944, dopo un estenuante viaggio assieme agli altri rastrellati, Adolfo arriva a Fossoli dove riceve la matricola n.945. Il 24 maggio, con i suoi compagni di prigionia, viene avviato verso la Germania
con un trasporto speciale, da cui riesce però a scappare. Nel tentativo di ritornare verso Roma, Adolfo in qualche modo entra in contatto con la 36^ Brigata Garibaldi Bianconcini, una formazione partigiana che combatte sull’Appennino tosco-romagnolo, in provincia di Ravenna.
Tra il 10 e il 12 ottobre 1944, la brigata è protagonista di una battaglia cruenta nella valle di Purocielo contro i reparti nazifascisti che vogliono eliminare tutte le formazioni partigiane per rallentare l’avanzata degli Alleati. Il 12 ottobre Adolfo, nome di battaglia “il Romano”, muore combattendo nel tentativo di proteggere la ritirata dei suoi compagni a Brisighella.
La sua fotografia fa parte del Sacrario dei Partigiani in piazza del Nettuno a Bologna e il suo nome si trova ancora scolpito su una lapide in via dei Lentuli e che recita “A.N.P.I. COMANDO 8^ ZONA AI MARTIRI DELLA LIBERTÀ – Romagnoli Goffredo, Gori Gastone, Butticè Leonardo, Butera Gaetano, Bonfanti Adolfo”

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