Natalia ROMIK
Progetto: Flickering architecture, 2026
cera d’api
Una serie di candele di cera d’api nera, che recano le impronte delle rovine di Varsavia, farà da sfondo all’antica sinagoga di Ostia. La traccia di una ringhiera proveniente da un’antica dimora ebraica, o l’impronta di una matzevah, troveranno una nuova sede su una lastra di marmo dove, migliaia di anni fa, veniva preparata la matzah. In questo modo, le rovine contemporanee incontrano i loro antichi antenati.
Le loro sagome scure, le ombre scheggiate e le fiamme tremolanti si fonderanno con l’intorno in rovina, intrecciando memorie architettoniche di storie lontane a catastrofi recenti. Le candele sono installate in memoria dell’architettura in rovina delle comunità ebraiche di Varsavia, un tempo tra le più grandi diaspore del mondo.
Le loro forme nere e le impronte architettoniche evocano la fragile vita della memoria, che oscilla tra erosione e conservazione, tra scomparsa e accudimento. Perché la memoria, come una fiamma, sopravvive solo grazie all’attenzione di chi la mantiene viva. E proprio come le candele si sciolgono lentamente mentre bruciano, anche l’architettura può svanire, cedendo alla lunga, silenziosa ma inesorabile forza dell’oblio.
Le candele fungono da tramiti della memoria. Le loro forme geometriche sono il calco di impronte fedeli di dettagli architettonici appartenenti alle rovine ancora esistenti di Varsavia. La cera d’api diventa fragile custode di queste tracce: l’ex Ospedale pediatrico ebraico Bersohn e Bauman, le matzevot del cimitero ebraico di Bródno, la palazzina popolare in via Próżna e la casa privata in via Mała. Le impronte mantengono la loro forma solo temporaneamente, solidificandosi prima di scomparire lentamente durante la combustione.
Il progetto è stato reso possibile dal generoso sostegno della borsa di studio Yehudit e Yehuda Elkana, affiliata al Wissenschaftskolleg zu Berlin, e realizzato in collaborazione con Agnieszka Szreder e Kuba Szreder. Il progetto è stato gentilmente caldeggiato da Katarzyna Person e Agata Korba, del Museo della Rivolta del Ghetto di Varsavia, e da Remigiusz Sosnowski, direttore del Cimitero Ebraico di Bródno.
BIOGRAFIA DI NATALIA ROMIK
Natalia Romik è nata in Polonia nel 1983.Laureata in scienze politiche, è architetto e designer. Nel 2018 ha conseguito un dottorato di ricerca presso la Bartlett School of Architecture dell’University College di Londra con una tesi dal titolo Post-Jewish Architecture of Memory within Former Eastern European Shtetls (Architettura post-ebraica della memoria negli ex shtetl dell’Europa orientale). Combina la ricerca accademica con le metodologie dell’arte contemporanea e dell’architettura per esplorare l’architettura (post)ebraica della memoria. Romik ha ricevuto numerose borse di studio, tra cui la London Arts and Humanities Partnership, la Gerda Henkel Stiftung, il premio Maria e Łukasz Hirszowicz per attività accademiche e artistiche. Dal 2007 al 2014 ha collaborato con lo studio Nizio Design ed è stata consulente per la progettazione della mostra permanente del Museo POLIN e per la rivitalizzazione di una sinagoga a Chmielnik.
Romik è membro del collettivo di architettura SENNA, responsabile di progetti quali la mostra al Museo degli Ebrei dell’Alta Slesia a Gliwice e la mostra permanente al Cimitero Ebraico di Brodno a Varsavia dal titolo Beit Almin – Eternal Home. Nel 2018 ha co-curato la mostra Estranged: March ’68 and Its Aftermath e, nel 2024, (post) JEWISH… Shtetl Opatów Through the Eyes of Mayer Kirshenblatt per il Museo POLIN degli ebrei polacchi. È membro dell’Associazione degli architetti polacchi e
dell’Associazione dell’Istituto storico ebraico. È borsista (ricerca post-dottorato) della Fondation pour la Mémoire de la Shoah (Architettura segreta della sopravvivenza: antropologia architettonica dei nascondigli ebraici). La sua ricerca si è conclusa con la mostra Hideouts. The Architecture of Survival, presentata nel 2022 alla Galleria Nazionale d’Arte Zachęta di Varsavia, al Centro d’Arte Contemporanea Trafo di Stettino e al Museo Ebraico di Francoforte. Nel 2022 ha ricevuto il Premio Dan David.
Attualmente è titolare della borsa di studio Yehudit e Yehuda Elkana Fellowship presso il Wissenschaftskolleg zu Berlin. La sua ultima pubblicazione è Architecture of Memory del 2025, per la UCL Press.
