via S. Tommaso D’Aquino, 32 – Roma – Municipio I
Installazione del 9 gennaio 2023
Aldo Eluisi
Aldo Eluisi amico, marito, figlio, fratello, zio, prozio, pittore, imbianchino, ardito, partigiano, nato a Venezia l’11 dicembre 1898 e trucidato a Roma il 24 marzo 1944.
Aldo era tutto e il contrario di tutto, l’ho conosciuto sulle ginocchia di mia nonna, come una bambina scopre i suoi eroi e i suoi miti. Era per lei un fratello amato e non ne ha mai perso il ricordo fino all’ultimo, soffrendo per quella vita strappata al mondo troppo presto. Riconosciuto per la forma di un colletto, questo mi è rimasto impresso, tra tutte le vittime è stato un dettaglio a far sì che si potesse dare un nome a quell’uomo che giaceva senza vita tra altri 334 corpi martoriati. Un piccolo dettaglio che ha squarciato un cuore, le aveva cucite lei quelle camicie, con l’amore che si ha per colui che pur scapestrato ha sempre difeso i propri ideali. Un uomo impavido, ardito nella prima guerra mondiale e poi come tanti suoi compagni partigiano antifascista, più imbianchino che pittore, egli lottava per la libertà, per l’uguaglianza di un popolo che sperava di vedere unito, lui veneziano di nascita e romano d’adozione. Amava la città, la vita, la gente, rispettava gli impegni e difendeva i propri ideali e i propri compagni, fino alla morte. E poi quel giorno, quando Iole, sua moglie, e Fausta, sua sorella, andarono a Regina Coeli convinte di poterlo stringere nuovamente tra le loro braccia, finalmente libero e lontano da quei traditori e torturatori, e scoprirono invece che lui non c’era, non era più lì, era stato trasferito, dove non si sapeva e neppure per cosa.
Avrebbero dovuto liberarlo quel giorno, era scritto sulla carta che avevano. Si scoprì dopo mesi, che, insieme a altre persone che aveva cercato di liberare partecipando alle azioni della Resistenza, era stato trucidato alle Fosse Ardeatine. Un uomo tutt’altro che mite! Fiero, libero, orgoglioso al punto di nascondere le sue mani quando in carcere ha incontrato quella volta sua sorella. Le nascondeva per non farle vedere le torture subite, le dita martoriate e le unghie strappate, per non farla soffrire, per non mostrare la pena che portava nel cuore. Un uomo che nulla disse alla banda Koch durante le torture subite nella Pensione Oltremare. Tradito da chi, invece, cedette ai soprusi, spese i giorni restanti della sua vita a difendere gli ideali per cui lottava e le persone che amava. Fiero, indomito, impavido, il mio eroe, l’uomo per cui il riconoscimento di una medaglia d’oro al valor militare vale meno di tutti i suoi ideali e dei gesti compiuti.
In queste storie, in questi dettagli, simili e condivisi nel dolore da altre persone, una bambina lontana nel tempo ha riscoperto il valore della memoria. L’importanza di ricordare chi, oltre ogni sua capacità mentale o fisica, non ha mai ceduto ai soprusi. Era un uomo scomodo per chi voleva portare un ordine imposto in una Città Aperta, per me era e rimarrà sempre il simbolo della libertà.