Via Arpino, 6 – Municipio V

Fin dai primi giorni dopo la dichiarazione dell’Armistizio fra l’Italia e le forze Alleate, l’aeroporto di Centocelle fu uno dei luoghi chiave per il reperimento di armi, ma anche di materiali – come metallo e legno – necessari per le esigenze quotidiane di una popolazione già stremata dai bombardamenti e dalla fame.
L’aeroporto di Centocelle non era sconosciuto ai fratelli Italo e Spartaco Pula. Il primo era un fabbro, il secondo un verniciatore. Entrambi conoscevano bene il campo di aviazione e il forte militare Casilina quando entrarono in contatto con De Gasperis e la sua formazione. Italo, il più anziano dei fratelli, nato a Velletri il 4 luglio 1915, fu nominato comandante del 4°settore, nel quale entrò a far parte anche il fratello più giovane, Spartaco, di 24 anni. Già il 28 settembre la squadra comandata da Italo Pula attaccò i tedeschi in località Torre Gaia, in un’azione di reperimento di armi e munizioni nel deposito dell’officina di armi Breda, uccidendo una sentinella tedesca.
Le azioni di reperimento di armi proseguirono almeno fino alla fine di ottobre, compiute dalla formazione di De Gasperis fra l’aeroporto di Centocelle, i forti Casilina e Prenestina e gli stabilimenti della Breda, individuando come depositi le molte gallerie sotterranee presenti sotto la vecchia borgata rurale di Centocelle, di fronte all’ingresso nord dell’aeroporto, oltre la via Casilina.
Pochi giorni prima, il 12 gennaio, le SS erano tornate nelle strette vie di Centocelle con una lista di nomi da prelevare. Erano gli uomini di Italo Pula: suo fratello Spartaco, arrestato in via Ceprano 58, Domenico Ricci, che abitava in via Tor De’ Schiavi 50, Everardo Luzi, nella sua casa di via Valmontone 14, Aldo Ercoli, residente in via Arpino 6. Il capo d’accusa per tutti fu di attività cospirativa antifascista e antinazista, la collaborazione con il nemico e la detenzione di armi e munizioni, a cui si aggiunse, per Italo Pula l’accusa di omicidio di un soldato tedesco, avvenuta presso gli stabilimenti dell’armeria Breda il 28 settembre 1943. Spartaco, il fratello minore – “un uomo che non ha paura di niente e di nessuno” come disse Pilo Albertelli, aveva combattuto nella campagna di Grecia, subendo due ferite e ricevendo la croce di guerra – durante il primo interrogatorio venne pesantemente torturato. Domenico Ricci, nato a Paliano il 9 gennaio 1913, era invece un dipendente dell’EIAR, e aveva ricevuto il grado di sergente durante la campagna di Grecia. Everardo Luzi era invece un meccanico romano, nato il 26 novembre 1919. Insieme al fratello Luigi, detto Gino, faceva parte del gruppo comandato da Italo Pula. Il 12 gennaio però Gino riuscì a fuggire, mentre il fratello Everardo fu arrestato, trasportato a via Tasso, dove fu torturato e poi condotto a Regina Coeli, per scontare 7 anni di reclusione per attività di propaganda antifascista e antinazista. Insieme ad essi fu arrestato anche Aldo Ercoli, nato a Roma il 7 maggio 1916. Aldo aveva perso entrambi i genitori nel 1920 a tre anni e mezzo ed era rimasto solo con due fratelli più grandi. Di questi tre ragazzi si era così preso cura lo zio materno Adorno. al momento del riconoscimento del corpo di Aldo i fratelli sono ancora lontani. Nello era prigioniero degli Alleati, forse a Washington, mentre di Alvise non si avevano ancora notizie, se non che fosse arruolato e di stanza a Lecce al momento dell’Armistizio. Italo, Spartaco, Domenico, Everardo e Aldo furono fucilati dalle SS di Kappler nelle cave ardeatine il 24 marzo 1944. Insieme ad essi fu fucilato anche il manovale delle ferrovie Mario D’Andrea, che abitava in via Terracina 3, arrestato il 13 marzo 1944 con l’accusa della detenzione di armi e di propaganda antifascista e antinazista, riconosciuto nelle formazioni di Giustizia e Libertà.

Stefania Ficacci

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