Via Caserta, 4 – Roma – Municipio II

AMELIA COEN
Nata 1858
Arrestata 16.10.1943
Deportata AUSCHWITZ
Assassinata 23.10.1943

ph. Prof. Antonio Fiorenza –
Simona Franceschelli – Katya Salvatierra
Istituto di Istruzione Superiore Statale
Cine-tv Roberto Rossellini

Ricordo di Amelia Coen

In memoria di Amelia Coen e di tutte le vittime del nazifascismo

Quel 16 ottobre 1943 una anziana signora venne portata via dalla sua casa durante il rastrellamento degli ebrei romani.
In quella palazzina all’epoca in periferia, di fronte al policlinico Umberto I, vivevano diverse famiglie imparentate tra loro, i Coen e i Ravà che venivano da Ancona e i Piperno di Roma.
Le leggi razziali avevano già fatto sentire il loro effetto, figli e figlie allontanate dalle scuole, grandi difficoltà una volta iniziata la guerra nel procurarsi il cibo e, soprattutto, la paura costante di essere denunciate “in quanto ebrei”.
Le famiglie si divisero per cercare di nascondersi con maggiore facilità, madri divise dai mariti che cercavano rifugio dove capitava, sempre con l’ansia di soffiate che potevano essere fatali.
La generosità di persone che hanno rischiato la loro stessa vita ha permesso che si salvassero tutti i componenti dei nuclei familiari tranne nonna Amelia, che per una disgraziata coincidenza, era tornata in casa perchè aveva lasciato in casa un panetto di burro, bene prezioso certo, ma non tanto da rischiare la vita.
Ma nonna Amelia, dai racconti di nostra madre, aveva iniziato ad avere i primi segni di confusione mentale e in quel momento nessuno era con lei per dissuaderla. Nel momento in cui si trovava in casa le SS bloccarono le strade di accesso e iniziarono casa per casa la ricerca degli ebrei, facilitati in questo dal possesso degli elenchi della comunità israelitica di Roma.
Si moriva così, perchè ebrei, senza alcun altro motivo, se non, in alcuni casi, per denaro.
Vogliamo ricordare con queste poche parole un altro familiare, vittima dell’infamia fascista e razzista: Claudio Piperno, cugino di nostra madre, figlio di Abramo e Rosa Calò, denunciato da una spia per motivi razziali che ha terminato la sua vita nell’eccidio delle Fosse Ardeatine.
Con la speranza che la memoria non sia mai un semplice esercizio ma un dovere morale e civile da tramandare alle generazioni future.

Paolo e Bruno Maras

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