Via Flora, 22 – Roma – Municipio IV

ANTONIO RISI
Nato 1901
Arrestato 22.10.1943
Deportato MAUTHAUSEN
Assassinato 2.12.1944 CASTELLO DI HARTHEIM

ph. Emma Allegrini – Sara Locchi
Istituto di Istruzione Superiore Statale
Cine-tv Roberto Rossellini

Ricordo di Antonio Risi nella testimonianza della figlia Anna Maria

Antonio Risi nato a Villa Santa Lucia (Frosinone) nel 1901. Trasferitosi a Roma con moglie e figli viveva in Via Malachite 22 nel quartiere di Pietralata. Preso dai tedeschi e dai fascisti nel rastrellamento di Pietralata insieme ad altri uomini del quartiere e al figlio di 11 anni Vincenzo (liberato grazie all’aiuto di un fascista).
Portato nel carcere di regina Coeli. Deportato il 4 gennaio del 1944, arrivato nel campo di concentramento di Mauthausen il 13 gennaio del 1944.
Morto il 2 dicembre 1944 ad Hartheim (campo satellite).

La testimonianza della figlia, Anna Maria Risi
Mio padre era in strada con mio fratello, Vincenzo di 11 anni, quando c’è stato il rastrellamento del quartiere di Pietralata dove abitavamo.
Mio fratello Vincenzo, un bambino di 11 anni, ha convinto nostro padre a prendere una strada che papà non voleva fare e inconsapevolmente lo ha portato dritto in ” bocca” ai tedeschi. Un fatto che lo ha segnato per tutta la vita, tanto da considerarsi colpevole della morte di papà e ripetendo sempre che non avrebbe vissuto più di lui, e così è stato.
Mio fratello Vincenzo ha raccontato che durante il tragitto oltre ai tedeschi c’erano anche dei fascisti che nostro padre implorava per lasciarlo andare perché solo un bambino. Un fascista mossosi a compassione ha spinto più volte Vincenzo per mandarlo via, ma lui ritornava sempre nella fila di papà, finché giunti vicino a dei bambini che giocavano gli ha dato una forte spinta gettandolo in mezzo a loro e obbedendo a papà Vincenzo è rimasto lì.
Mia madre racconta poi di aver visto mio padre per l’ultima volta a Regina Coeli grazie al maresciallo dei carabinieri di Pietralata, dove mio padre le disse che lo avrebbero portato a lavorare in Germania e che magari avrebbe anche guadagnato qualche soldo in più. D’allora non lo ha più visto e non ha più avuto notizie finché dopo la fine della guerra, un ragazzo, sempre di Pietralata, deportato con mio padre è tornato a casa e ha detto a mia madre di non aspettarlo e di non cercarlo più perché era morto durante la sua prigionia.
Non ha mai voluto raccontare né a mia madre né ai miei fratelli più grandi le atroci sofferenze vissute da lui, da mio padre e da tutti i deportati, dicendo solo che erano cose inumane, che oggi conosciamo grazie alle varie testimonianze.
Ancora oggi mi chiedo perché mio padre è stato preso, deportato e ucciso se non apparteneva a nessuna di quelle categorie che ingiustamente e inumanamente furono prese in odio dai tedeschi: gli Ebrei, i prigionieri politici e i militari, ma semplicemente perché si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato, un semplice muratore, padre di famiglia, che amava riunirsi con la sua famiglia e i suoi amici suonando la sua chitarra e cantando.
Un uomo che non aveva mai commesso nessun tipo di reato.

Anna Maria Risi

L’antisemitismo si maschera di continuo, cambia colore, pelle, slogan e modi. Solo l’educazione e la cultura possono tenergli testa.
Alberto Mieli

L'Istituto Comprensivo di Via Anagni 48 ricorda Antonio Risi

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