Via Lanuvio, 26 – Municipio VII

Arnaldo Finocchiaro, anni 23, elettricista, nato a Torino il 26 luglio 1921, iscritto al Partito comunista italiano, partecipò alla Resistenza romana come Guastatore volontario.
Venne arrestato il 12 marzo 1944 da una pattuglia delle SS, nella zona di Quarto Miglio, mentre sabotava le linee elettriche che collegavano Roma con la zona di Anzio.
Accusato di sabotaggio venne condotto a Via Tasso e il 24 marzo 1944 fu trucidato alle Fosse Ardeatine.
Fu tra i primi a essere ammazzato poiché la sua salma n.335 fu una delle ultime ad essere esumata.

Marina Pierlorenzi
Presidente sezione Anpi Marturano-Medelina

Ricordo di Arnaldo Finocchiaro
Ciao, sono Arnaldo, e ho solo ventidue anni. Sono nato a Torino, il 26 luglio del 1921… poi siamo venuti a vivere qui, a Roma, mio babbo Luigi, mia mamma Maria, io con le mie due sorelle, in questa strada dove un tempo sembrava di stare in campagna, e un po’ anche oggi… Sono comunista, sempre stato, questo sì. Iscritto al Partito. I compagni del Pci mi ci hanno fatto la lapide, qui a via Lanuvio. Sono stato anche militare, guastatore volontario, ma ho sempre lavorato come elettricista, pensate un po’, ero dipendente alla Scalera Film, sì, qui vicino, si faceva il cinema! Ma poi… non potevo mica restare a guardare. Ho sempre solo ventidue anni anche quando dopo l’otto settembre, da “comunista badogliano”, come mi definiranno i tedeschi, entro nella Resistenza, con gli altri partigiani. Riuscirò a fare tante cose, come sabotatore al Quadraro. La mia specialità? Tagliare le linee elettriche di alimentazione della Roma-Napoli giù alle Capannelle. Ero molto, molto bravo! Ma mi troveranno. Verrò sorpreso da un Maresciallo dei Carabinieri, il 12 marzo del ‘44, durante un’azione a Quarto Miglio. Avevo addosso la tuta blu, stavo su un palo a tagliare le linee telefoniche della Roma Anzio. In soli dodici giorni mi faccio via Tasso, poi Regina Coeli: braccio tedesco, cella 248. In attesa di giudizio, a disposizione del Tribunale Militare tedesco, dice la lista Kappler, sotto il mio nome. La mattina del 24 marzo riesco a telefonare a casa, voglio far stare tranquilla mia madre; mi hanno detto che mi manderanno in Germania a lavorare. Ma nel pomeriggio, chiamano il mio nome; insieme a tanti altri ci caricano sui camion. Ci portano alle Fosse Ardeatine. Ho sempre solo ventidue anni quando mi metteranno in fila, quando per primo entrerò in quelle cave buie. L’ho capito che mi portano a morire, però quasi non mi accorgo del momento in cui mi sparano in testa. Perché sono il primo. E sarò infatti anche fra gli ultimi ad essere ritrovato: sarcofago 335. Mio padre mi pensava al sicuro, via lontano da Roma, ma io gli torno in sogno, molte volte, perché intanto ci stanno riesumando, sì, lì, alle Fosse. Mi viene a cercare, con mio cognato: mi trovano lì. A ottobre gli ridanno le mie poche cose: l’unica richiesta che farà sta scritta nel mio fascicolo Anfim; “desidero per mio figlio una degna sepoltura”… Una richiesta che contiene il mondo. Ma io rifarei tutto, tutto. Sono un comunista, sono un combattente della Resistenza, io. E ora sono qui con voi, nelle vostre parole, nella vostra memoria, in questo sampietrino dorato. Sono Arnaldo Finocchiaro, ragazzo partigiano, e avrò ventidue anni per sempre. Bianca Giovannini – 9 gennaio 2024

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