via dei Fienaroli, 36 – Roma – Municipio I
Installazione del 9 gennaio 2023

ELIO PAVONCELLO
Nato 1919
Arrestato 16.10.1943
Deportato AUSCHWITZ
Assassinato

Elio Pavoncello

La figura di Elio Pavoncello
E’ stato possibile ricostruire la storia di Elio Pavoncello attraverso il sito web https://1938-sapienza-leggirazziali.it/Sito/p_dettaglio.php?id=5152 e grazie a documenti dell’archivio personale del nipote Massimo Finzi, che ha richiesto la pietra d’inciampo.
Figlio di Angelo Pavoncello e Cesira Di Segni, Elio Pavoncello era nato a Roma il 27 settembre 1919. Intellettuale, antifascista e resistente, fu arrestato a Roma il 16 ottobre 1943, deportato ad Auschwitz-Birkenau, morì in luogo ignoto, in data ignota dopo il maggio 1944.
La sua era una tipica famiglia ebraica, uscita da pochi decenni dall’era del ghetto, progressivamente inserita nel tessuto sociale ed economico cittadino.
Il padre Angelo partecipò alla Prima guerra mondiale e al suo ritorno decise di aprire un laboratorio di sartoria dietro al Campidoglio, in via Margana. Tra i suoi clienti spicca il nome del fisico Enrico Fermi, che continuò a ordinare da lui i vestiti, anche dopo essersi trasferito negli Stati Uniti.
Subito prima delle leggi antiebraiche del 1938, Elio riuscì a diplomarsi presso il Liceo Visconti e a iscriversi all’Università, conseguendo quindi la laurea presso la facoltà di Lettere de La Sapienza, con una tesi sul pensiero di Benedetto Croce.
Finzi racconta anche di una presenza dello zio all’Università di Napoli, ma specifica che non ci sono documenti né testimonianze in merito. È probabile che Elio ci si sia recato per cercare del materiale per la sua tesi.
Verso la fine degli anni ’30, la famiglia, a seguito di una grave malattia del padre, aveva eroso le proprie risorse economiche e Elio fu costretto a dare ripetizioni. Tramite amicizie entrò in contatto con la nobiltà romana e in particolare con la famiglia Agnelli, la cui figlia Susanna era stata rimandata a ottobre.
La sua attività antifascista è documentata da una poesia di Antonello Trombadori, pubblicata sul quotidiano Il Messaggero del 16 ottobre 1983 (per l’ anniversario della razzia del 16 ottobre 1943) dedicata «alla cara memoria di Elio Pavoncello» e dalla menzione nel libro scritto dallo stesso Trombadori, con Perna, Bufalini, Trivelli e Petroselli (pp. 22-25) Il Partito Comunista dalla fondazione al 1976 , che contiene l’indicazione delle unità antifasciste romane a cui partecipavano Anticoli, Pajalich, Pavoncello, Bruno Zevi e le sorelle Tannembaum. In una nota della Questura di Roma al Prefetto, in data 29/01/1942 su Pavoncello Elio Pietro, il Questore informa delle attività di gruppi comunisti, intellettuali, operai e antifascisti.
A uno di questi gruppi apparteneva anche Elio, che «aveva partecipato a una manifestazione di carattere sovversivo, affiggendo nella Capitale manifesti». ( https://1938-sapienza-leggirazziali.it/Sito/d_dettaglio.php?id=28264 ).
Arrestato e detenuto nel carcere di Regina Coeli, scrisse una lettere indirizzata ai genitori il 12 dicembre 1941 (in: https://1938-sapienzaleggirazziali.it/Sito/d_dettaglio.php?id=28269 ).
Sono pagine piene di affetto e preoccupazione per la sorella agli ultimi mesi di gravidanza, con cui dialoga sulla scelta del nome per il nascituro, che sarà proprio Massimo.
Il 31 gennaio 1942, Elio viene condannato a un anno di confino per attività “antinazionale”, ma è subito prosciolto dal provvedimento di polizia e di confino per “atto di clemenza del Duce”, il 1° febbraio. A partire da quel mese, visse da solo in via dei Fienaroli 30.
(Certificato del Governatorato di Roma, uff. Servizi demografici, in: https://1938-sapienza-leggirazziali.it/Sito/d_dettaglio.php?id=28263 ).
Si hanno poi sue notizie tramite una cartolina spedita da Querceta, dove lavorava come precettore al seguito degli Agnelli, indirizzata proprio al piccolo Massimo di appena quattro mesi.
La sera del 15 ottobre 1943, la fidanzata, Giuliana Tedeschi gli comunicò il ricovero del padre Giuseppe, sottolineando il fatto che lei e la madre, Sara Di Veroli, erano rimaste a casa da sole. Elio decise quindi di raggiungerle in via Carducci, ma il giorno successivo vennero catturati tutti e tre nel corso della razzia.
Elio risulta essere morto in luogo e data ignoti dopo il mese di maggio 1944; di Giuliana Tedeschi non ci sono notizie certe e non risulta l’immatricolazione a Birkenau (vedi: http://digital-library.cdec.it/cdec-web/persone/detail/person-7786/tedeschi-giuliana.html ). Sara Di Veroli fu verosimilmente uccisa all’arrivo (Ivi).
Racconta Massimo Finzi: «Io sono l’unico tra i nipoti ad avere avuto un contatto diretto con lui prima della cattura e l’ho ricordato per anni nella breve preghiera, composta da mia madre, che recitavo prima di addormentarmi. Una preghiera semplice che ancora ricordo nitidamente: “Signore Dio, fammi crescere sano e buono, concedi la salute a mamma e papà e fai tornare presto zio Elio” ».

Testo di Sandra Terracina – La testimonianza di Massimo Finzi è stata raccolta da Giordana Terracina

Fonti web:
https://1938-sapienza-leggirazziali.it/Sito/p_dettaglio.php?id=5152
https://roma.corriere.it/notizie/cronaca/24_ottobre_16/roma-la-storia-di-elio-pavoncello-il-giovane-ebreo-che-dava-lezioni-ai-ragazzi-di-casa-agnelli-b69bf8cc-ea8e-4f57-b88a-485915cabxlk.shtml
https://www.shalom.it/roma-ebraica/sapienza-per-la-memoria-16-ottobre-1943-la-storia-di-elio-pavoncello/

 

Foto: Pavoncello-Elio, ACS-DGPS Casellario – Pubblicata in: https://1938-sapienza-leggirazziali.it/Sito/p_dettaglio.php?id=5152

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