piazza S. Zaccaria Papa, 1 – Roma – Municipio XIV
Installazione del 10 gennaio 2023

ELVIRA DI NEPI
Nata 1896
Arrestata 2.2.1944
Deportata AUSCHWITZ
Assassinata 23.5.1944

ALBERTO COEN
Nato 1918
Arrestato 29.3.1944
Deportato AUSCHWITZ
Assassinato BUCHENWALD

SALOMONE SAUL COEN
Nato 1897
Arrestato 4.5.1944
Deportato AUSCHWITZ
Morto DACHAU
DOPO LA LIBERAZIONE

GRAZIELLA COEN
Nata 1929
Arrestata 2.2.1944
Deportata AUSCHWITZ
Liberata RAVENSBRÜCK

ARMANDO COEN
Nato 1921
Arrestato 20.3.1944
Deportato AUSCHWITZ
Morto GROSS-ROSEN

ALVARO COEN
Nato 1936
Arrestato 2.2.1944
Deportato AUSCHWITZ
Assassinato 23.5.1944

Racconto della Famiglia Coen di Primavalle

Piazza San Zaccaria Papa

Alla notizia del rastrellamento del 16 ottobre 1943, i cittadini di religione ebraica che vivevano negli altri quartieri della città cercarono frettolosamente nascondigli di fortuna, ma per alcuni di essi fu inutile, perché rintracciati ed arrestati da forze speciali o dalle normali forze dell’ordine, utilizzando delatori foraggiati.
A Primavalle, una della dodici borgate costruite dal fascismo per relegare, assieme agli sfollati poveri dei numerosi sventramenti urbani, anche gli ultimi e gl’indesiderati, al numero 9 delle “casette rosse” di piazza San Zaccaria Papa, viveva nel 1944, la famiglia di Salomone Saul Coen di 55 anni, venditore ambulante, con sua moglie Elvira Di Nepi di 49 anni e i numerosi figli, tra i quali Alberto di 26 anni, Armando di 23, Graziella di 14 e Alvaro di 8.
Per abitare alle “casette rosse”, ora demolite, l’area più umile della borgata, i Coen dovevano essere veramente poveri!
La famiglia Coen fu braccata e sei di essi furono arrestati e deportati.
La madre, Elvira Di Nepi, fu arrestata a Roma il 2 febbraio del 1944 assieme all’adolescente Graziella ed al piccoletto Alvaro, Armando fu arrestato il 20 marzo, Alberto il 29 marzo, per ultimo il padre, Salomone Saul, il 4 maggio.
Tutti furono tradotti al campo di raccolta di Fossoli e quindi deportati ad Auschwitz con due distinti convogli.
La madre, Elvira Di Nepi, Alberto, Graziella e Alvaro furono deportati con il convoglio n. 10, siglato RSHA, contenente 581 persone, partito il 16 maggio del 1944 e arrivato ad Auschwitz il 23 dello stesso mese. Il padre, Salomone Saul e Armando furono deportati con il convoglio n.13, sigla RSHA, contenente 527 persone, partito il 26 giugno del 1944 e arrivato ad Auschwitz il 30 dello stesso mese. Elvira Di Nepi fu uccisa subito dopo l’arrivo ad Auschwitz, assieme al piccolo Alvaro, il 23 maggio del 1944. Armando, da Auschwitz fu trasferito a Gross-Rosen, ove morì il 6 aprile del 1944, dopo la liberazione. Alberto, da Auschwitz fu trasferito a Stutthof il 28 ottobre 1944, quindi a Buchenwald il 26 novembre, ove morì nel marzo del 1945. Salomone Saul, da Auschwitz fu trasferito a Dachau, ove morì il 19 dicembre 1945, dopo la liberazione. In Piazza San Zaccaria Papa c’è la lapide posata del CNL Romano il 4 novembre del 1945, con incisi 12 nomi, vittime della violenza nazi-fascista a Primavalle. In essa manca il nome di Graziella, l’unica sopravvissuta della famiglia Coen, liberata a Ravensbruck il primo maggio 1945, assieme alla cara compagna di prigionia
Liliana Segre. Mentre di Liliana, Senatrice a Vita, sappiamo tutto, i deportati della famiglia Coen sono rimasti nel limbo
dell’anonimato e solo di Graziella sappiamo qualcosa perché menzionata nei libri testimonianze di Liliana.
È il momento di ridare loro, eroi involontari, la luce della nostra riconoscenza per averci resi cittadini liberi con il loro sacrificio.
Cerchiamoli negli archivi polverosi, nei luoghi ove hanno vissuto, nei luoghi ove hanno sofferto, nelle lapidi coperte di muschio, riportiamoli tra noi attualizzando la loro esistenza, per farli vivere in eterno nella memoria delle generazioni che si succederanno.
Per tutto questo abbiamo dedicato loro le sei Pietre d’inciampo, ubicandole nei pressi della loro ultima dimora, perché possano ritornare a dialogare con noi passanti, nella normale quotidianità, come nell’Antologia dello Spoon River di Edgard Lee Masters.
Rendiamo anche merito al genio dell’artista Gunter Demning che con la sua intuizione ha affrancato l’arte da ogni forma di potere ridandole il ruolo che le compete: quello di cantore della verità.
Romolo Infusino

Posizione su Mappa