Via Buccari, 10 – Roma – Municipio I
GINO TAGLIACOZZO
Nato 1897
Arrestato 14.02.1944
Deportato AUSCHWITZ
Assassinato
Ricordo di Gino Tagliacozzo
NONNO GINO
Qualche giorno fa mi hanno chiesto di scrivere qualcosa su nonno Gino. Ho subito pensato, ma io non so niente! Le poche nozioni che ho di lui, a parte la famosa fotografia che è sempre stata sulla scrivania di casa, si riducono a quelle vaghe memorie che ci ha tramandato nostro padre, memorie probabilmente non proprio farina del suo sacco, ma di sua madre Tosca.
Mio padre non aveva neanche 10 anni quando lo vide per l’ultima volta, non aveva un grande rapporto con lui da bambino. All’epoca si usava così, il mondo dei grandi e quello dei piccoli.
Ho cominciato a rimuginare, perché sappiamo così poco di lui? Perché non ci hanno raccontato? Penso che dipendesse dal fatto che per andare avanti nonna Tosca, reduce dai campi, doveva lasciare indietro il passato per dedicarsi alla vita che le era stata miracolosamente ridata.
Ho sempre creduto che fosse giusto così.
Poi è cambiato qualcosa.
Da che ho preso la decisione di mettere ordine in quei documenti riposti nella busta grigia in fondo all’armadio ho scoperto un mondo che quasi non conoscevo. In questo mondo c’era pure Gino: con il suo congedo dopo un mese di militare per i geloni ai piedi, lui in divisa militare alla guida di un automobile e in posa con la madre Sara. Ma c’era anche dell’altro: i suoi conti del negozio, le dichiarazioni delle tasse, i contratti con gli inquilini e le cambiali pagate allo zio paterno per comprare gli appartamenti del palazzo di via Buccari 10. Papà raccontava che Gino era molto preciso e meticoloso, ho appurato che aveva ragione, molta ragione. Archiviava la più piccola ricevuta, anche la più insignificante…ed è così che ho trovato quel piccolo tagliandino che in qualche modo mi ha fatto capire qualcosa di più di lui. Ancora non mi sembra possibile, leggo e rileggo e la data è proprio 17 ottobre 1943, tassa pagata all’eiar e vicino un’altra ricevuta con il timbro del 18 ottobre.
Non è possibile, avevano lasciato la loro casa per non essere catturati dai tedeschi, avevano trascorso la notte in un granaio di alcuni parenti ed invece di rimanere nascosto con la sua famiglia arriva alla posta per pagare una banale bolletta. Della razzia del 16 ottobre lo sapeva di certo, le voci giravano, eppure la sua meticolosità ha fatto sì che, invece che salvaguardare la sua famiglia, andasse alla posta a pagare un conticino. Può darsi che fosse sotto shock e non sapesse bene cosa fare, ma ho trovato anche tutte le ricevute dell’affitto del negozio e del condomino firmate da lui in prima persona, fino alla sua cattura. Come è possibile che non avesse capito il pericolo?
Chissà se nella sua condizione avrei agito nello stesso modo. Anche io sono precisa e puntuale, anche io credo nell’infinita bontà umana. Allora penso, nonno Gino, non ti conosco, non ti ho conosciuto; ma, forse, qualcosa in comune l’abbiamo.
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Giordana Tagliacozzo