Piazzale Ponte Milvio 46 – Municipio XV
GIOVANNI GROSSO
Nato 1889
Arrestato 22.12.1943
Deportato MAUTHAUSEN
Assassinato 14.7.1944
HARTHEIM
Giovanni Battista Grosso, figlio di Giacomo Grosso e Teresa Ruggero, nacque a Locana, Aosta, nel 1889. Dai pochi ricordi di famiglia e dalle informazioni ritrovate negli archivi, sappiamo che lavorava come stagnino ed era iscritto al Soccorso Rosso Internazionale (Comitato Pro Vittime Politiche) già dal 1924. Sposato con Dina Capruzzi, ebbe tre figli, Maria, Rinella e mio nonno, Giacomo Grosso. Fu arrestato vicino la sua abitazione nel giorno del suo compleanno, il 22 dicembre 1943, a Piazzale di Ponte Milvio, Roma, e al momento dell’arresto, come indicato dal registro del carcere di Regina Coeli, risultava già vedovo. Dina, per quanto ne sappiamo, morì in conseguenza del bombardamento del quartiere San Lorenzo del luglio 1943. Entrò in carcere il giorno seguente all’arresto e venne deportato con il treno numero 64155 che partì dallo Scalo Tiburtino alle 20:40 del 4 gennaio 1944, insieme ad altre 291 persone, prevalentemente persone semplici e antifascisti della Resistenza Romana, i cosiddetti “elementi indesiderabili” consegnati dalla questura di Roma ai nazisti e arrestati durante le numerose azioni repressive che seguirono alle diverse azioni di rivolta organizzate in quel periodo dai GAP. Il mattinale del 5 gennaio 1944 inviato dalla Questura di Roma, riporta come segue:
“Alle ore 20.40 di ieri dallo Scalo Tiburtino è partito treno numero 64155 diretto a Innsbruck con a bordo n. 292 individui, rastrellati tra elementi indesiderabili, i quali, ripartiti in dieci vetture, sono stati muniti di viveri per sette giorni. Il treno sarà scortato fino al Brennero da 20 Agenti di Pubblica Sicurezza ed a destinazione da un Maresciallo e 4 militari della Polizia Germanica. Durante le ultime 24 ore sono stati rastrellati dalla locale Questura, a scopo preventivo, n. 162 persone.”
Dopo una sosta del lager di Dachau, il treno arrivò nel campo di sterminio di Mauthausen. Durante il tragitto percorso dal treno, 69 prigionieri riuscirono a fuggire, anche grazie all’aiuto di alcuni ferrovieri. Tornarono vivi, dei 292 deportati, solamente in 61. Giovanni, il mio bisnonno, non fu tra questi. Entrò a Mauthausen il 14 gennaio 1944, e gli fu tatuato sul braccio il numero 42109. Da questo momento, non abbiamo più informazioni su quanto successe a Giovanni. La sua morte, di cui non conosciamo il giorno preciso, fu registrata il 14 luglio 1944 presso il Castello-Fortezza di Hartheim. Probabilmente morì nelle camere a gas del castello nell’ambito dell’operazione Aktion 14f13, per la quale nel castello venivano eliminati i deportati ritenuti non più idonei al lavoro perché deboli o malati.
Mio nonno, il figlio di Giovanni rimasto orfano all’età di 18 anni, non ha mai parlato molto di quanto fosse accaduto al padre e queste informazioni sono state ottenute tramite i pochi ricordi di famiglia e i siti di diversi archivi relativi alla Shoah. Nell’estate del 2013 con la mia famiglia abbiamo visitato il campo di concentramento e sterminio di Mauthausen, e abbiamo letto il nome del mio bisnonno nella sala della memoria. Da lì è iniziata la ricerca.
Il pronipote,
Michele Coluccia
Foto di Antonio Fiorenza e Sara Marcelli
Posizione su Mappa