Vicolo del Gelsomino, 50 – Roma – Municipio XIII

MARIO CARUCCI
Nato 1923
Arrestato 5.10.1943
Assassinato 22.12.1943 FORTE BRAVETTA

Ricordo di Mario Carucci

Mario Carucci nasce a Roma il 3 Maggio del 1923, in Via del Gelsomino 67. Militare paracadutista, l’8 Settembre del ’43, per sfuggire alla cattura da parte dei tedeschi, rientra a Roma da Viterbo dove era di stanza il suo Reparto, insieme ad un altro suo commilitone Rolando Spacatini, anche lui abitante a Via del Gelsomino.
Nei giorni successivi Carucci non rientra al Reparto (e sarà considerato “disertore”), ma lascia Roma dove è difficile non essere individuati come ex militari e, raggiunte le Marche, sale sul Colle San Marco – altura situata sopra Ascoli Piceno (città Medaglia d’Oro al Valor Militare per attività partigiane) – dove si unisce ai Partigiani della Banda omonima, comandata dal Capitano Tullio Pigoni e del Sottotenente degli Alpini Spartaco Perini.
La Banda Partigiana “Colle San Marco” era inserita nel Fronte Militare Clandestino di Resistenza, del Colonnello Giuseppe Cordero Lanza di Montezemolo e vi combattevano anche civili e militari alleati fuggiti dai campi di prigionia. La Formazione partigiana si era costituita nei giorni successivi al 12 Settembre del 1943 quando – per evitare di essere catturati dai tedeschi, che erano entrarti in Ascoli Piceno, ed organizzare la resistenza – civili, renitenti alla leva, militari sbandati e prigionieri alleati, fuggiti dai Campi di internamento, si erano rifugiati sul Colle. Tra loro i Partigiani foggiani Vincenzo e Luigi Biondi.
Alla fine di Settembre la Formazioine Partigiana sferra diversi attacchi ai tedeschi, alla periferia di Ascoli Piceno, ferendo alcuni militari nemici. Per porre fine agli attacchi dei “banditi”, i tedeschi decidono di rastrellare il Colle. L’operazione scatta all’alba del 3 Ottobre ’43, con il favore della nebbia.
Nei tre giorni di battaglia, dal 3 al 5 ottobre del 1943, 200 Partigiani tengono in scacco oltre 400 tedeschi. I Partigiani verranno però battuti – per via della superiorità numerica e di armamento dei tedeschi – e 14 di loro resteranno sul terreno. 16 saranno, invece, i partigiani catturati. Tutti i catturati verranno rinchiusi nel Forte Malatesta (nei pressi di Ascoli Piceno) e successivamente fucilati. Mario Carucci, catturato con gli altri Partigiani rimasti in vita verrà, invece, condotto a Roma e fucilato, a Forte Bravetta, il 22 Dicembre del 1943.
Prima di essere fucilato Carucci viene rinchiuso in un edificio in Via della Camilluccia, con altri militari catturati, e torturato. Gli viene chiesto di entrare – come volontario – nei Battaglioni fascisti “M”, per evitare di essere considerato dai tedeschi un “franco tiratore” e condannato a morte. Ma lui rifiuta sdegnosamente. Viene allora condotto al Carcere di “Regina Coeli” dove riceve la notizia della condanna a morte, inflittagli dal Tribunale di Guerra tedesco, per ‘atti di violenza contro le forze armate tedesche’ e li rimane rinchiuso sino al giorno della sua fucilazione, eseguita nel Forte romano, da militari della Polizia dell’Africa Italiana (PAI). Carucci sarà fucilato insieme ad un altro Partigiano combattente Riccardo Di Giuseppe, componente della ‘Banda di Vicovaro (Roma), anche lui condannato a morte dal Tribunale di Guerra Germanico.
Mario Carucci era cugino di Teofrasto Turchetti, militare deportato, per il quale è stata istallata, su richiesta della nipote, una pietra d’inciampo in Via dell’Argilla 15 (altezza Via della Cava Aurelia).

Ugo Fanti ANPI sez. Aurelio Cavalleggeri

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