Via Santa Maria de’ Calderari, 47 – Roma – Municipio I

ROBERTO VALABREGA
Nato 1909
Arrestato 15.01.1944
Deportato AUSCHWITZ
Assassinato

Ricordo di Roberto Valabrega

Mi chiamo Roberto Valabrega come mio zio deportato nel 1944 ad Auschwitz. Sono nato il 13 Giugno del 1948. Ero un bambino quando, raramente e con grandi difficoltà, mia madre mi raccontava alcuni episodi di un passato recente che faticava a riferire per un dolore che solo in futuro ebbi modo di comprendere.
Mia nonna paterna, che non ho conosciuto perché morta prima che nascessi, disse a mia madre che se avesse avuto un figlio maschio l’avrebbe dovuto chiamare come il figlio deportato in Germania. Mi raccontarono che zio Roberto era un insegnante di violino e che offriva ripetizioni a studenti, a domicilio. Aveva già subito controlli e interrogazioni in merito alla sua origine.
Quel giorno, il 15/01 del 1944, mia nonna e mio nonno cercarono di dissuaderlo ad andare a fare la lezione dal suo alunno perché sembrava ci fossero giustificati motivi per temere che sarebbe stato arrestato.
Dai racconti, mi fu riferito che fu proprio il suo alunno a denunciare mio zio alle SS. Fu prelevato con destinazione Fossoli campo e poi Auschwitz. Non tornò più e da allora non se ne seppe più nulla.
Da bambino giocavo con alcuni violini custoditi in una cassapanca (mi sembra fossero tre), raramente e di nascosto, perché nessuno doveva toccarli.
Ho vissuto a Via Santa Maria dè Calderari, insieme con mio nonno, mio padre e mia madre, mia zia Ornella, mio zio Aldo e una domestica ormai di famiglia. Raramente mia madre e mio padre mi raccontavano l’orrore che avevano vissuto. Una volta, mia madre, mi disse che alcuni militari tedeschi lanciavano i neonati per aria e ci facevano il tiro a segno. Questa immagine mi ha accompagnato dalla mia infanzia e, ancora oggi, rabbrividisco e non riesco a parlarne, io, che non ho vissuto di persona questi eventi. Immagino, cosa possano aver provato i miei genitori che hanno vissuto queste infamie!
Caro zio Roberto, non ti ho conosciuto ma, porto il tuo nome; che la tua memoria e quella di tutti coloro barbaramente assassinati nella Shoah resti indelebile nella coscienza di ogni essere vivente, per sempre.
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Roberto Valabrega

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