Via della Giuliana, 133 – Municipio I

Era una mattinata in cui tutto sembrava così perfetto. Sara uscì di casa presto, come al solito, per andare a casa di sua figlia, che abitava nei pressi, per fare due chiacchiere, dare un bacio ai nipoti e prendere la solita tazzina di caffè; il caffè di Mira era particolarmente buono, fatto con la migliore cicoria che si potesse trovare sul mercato.
Sorbito il caffè fumò una sigaretta, poi salutò la figlia ed i nipotini e uscì dall’appartamento.
Mentre si avviava per le scale sentì, al pianterreno, un forte trambusto e delle voci che chiedevano al portiere in quale appartamento abitasse Sara Papo. Erano le SS che la stavano cercando. Sara si nascose risalendo ai piani superiori.
Il portiere, che ovviamente la conosceva benissimo, l’avrebbe salvata se avesse detto la verità e cioè che non abitava più nel palazzo; infatti, tempo prima, lei aveva ceduto l’appartamento alla figlia e si era trasferita in un edificio poco distante. Evidentemente non lo disse e le SS, salite in casa e non avendola trovata, volevano portare via Mira con i bambini.
Sara si rese conto che doveva intervenire e fare di tutto per salvarli; si fece vedere e, come una leonessa che sente il pericolo e aggredisce il nemico per salvare la cucciolata, si mise anche lei ad urlare ancora più forte nella loro lingua, nel dialetto bavarese che conosceva benissimo. Li apostrofò dicendo che erano degli asini, che non avevano capito niente, e che quella era una famiglia di amici. Ebbe la presenza di spirito di chiedere alla figlia le tessere alimentari dei bambini e far vedere che riportavano il cognome, non ebraico, del padre.
Impressionati da tanta fermezza e autorità le SS, dopo diversi controlli, si rassegnarono a portare via solamente lei, accompagnandola al suo appartamento per prendere gli effetti personali.
Mentre usciva rispose ad un conoscente, che le chiedeva dove la portassero, “non so, ma la prego di avvertire l’altra mia figlia Adele e di dirle di nascondersi con Mira e tutti i bambini”.
Era il 16 ottobre 1943.

Enrica Maravalle

SARA
(Enrica Maravalle, 2019, olio su tela, 25 x 25 cm)

“Sei nata ed hai imparato a vivere.
Hai conosciuto il sole, il cielo, le nuvole, l’amore.
Poi, all’improvviso, il dolore, il baratro, l’orrore”.
(E.M.)

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